Su repubblica web una galleria fotografica sul libro “Buenos Aires cafe”.
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Si può anche leggere l’articolo scritto da Laura Montanari uscito su la Repubblica il 29 dicembre 2009.
Buenos Aires, l’Europa rovesciata
Un nuovo libro della fotografa toscana Lucia Baldini e della scrittrice Michela Fregona, racconta la metropoli argentina: il tango, il crac economico, i caffè. Il legame indissolubile con il Vecchio Continente
Quattordici giorni per raccontare Buenos Aires o per non raccontarla affatto perché ogni viaggio ne lascia fuori cento altri anche sulle stesse rotte. La bottiglia di seltz sfumata nel bianco e nero di un locale. Il sandalo seducente di una ballerina di tango. Le avenida infinite come linee rette sparate verso l´orizzonte, la luce calda di febbraio, la plaza de Majo col suo passato che ti sporca sempre un po´ il vestito. Il tavolo di legno con la tazza del caffè e i pensieri che si sono già alzati. Istantanee di due donne in viaggio nelle strade e per gli interni di una città di oltre tre milioni di abitanti.
C´è questo nelle immagini di Lucia Baldini, fotografa toscana, che ha firmato «Buenos Aires café» (edizioni Postcart, 200 pp., 32 euro) assieme alla giornalista bellunese Michela Fregona che ci ha messo le parole, i racconti, le storie degli «italiani d´Argentina» e dei figli e nipoti di altre migrazioni segnate sul suo Moleskine. «Non volevo andare a Buenos Aires, avevo paura di trovarla diversa da come me la sono immaginata per vent´anni» racconta Lucia Baldini, rigirando lo zucchero nel cappuccino dentro un bar di piazza della Repubblica a Firenze. Aveva già fotografato il tango (nel 1997 con «Giorni di tango» e nel 2001 «Anime altrove»), le lezioni nelle balere e nelle palestre, le mode e le milonghe italiane, aveva esplorato le radici di questa danza in Ungheria e sapeva, nella sua testa, che «prepararsi a Buenos Aires era come affrontare una scalata a mani nude»: «Un conto è immaginarla, altro vederla questa città». E la paura di trovare i McDonald´s al posto della voce e dei ritmi di Gardel è stato per anni un freno sufficiente alla curiosità.
Fin dal giorno in cui si sbarca, Baires però è qualcosa di familiare, «il fantasma di tutti i luoghi visti», «un po´ il Pireo, un pezzo di Beirut, Cuba, il Brasile, molto di Parigi, a volte Berlino, un po´ anche di New York». Le sue strade sono specchio di altri luoghi, o come ha scritto Diego Mormorio nella prefazione «il nostro qui altrove», cioè dall´altra parte dell´oceano.
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Il libro raccoglie istanti, facce e luoghi: San Telmo, la Casa Rosada e mille bar, Los Galgos, il Caffè Margot, lo storico Tortoni frequentato da Borges, da Garcia Lorca, da Rubinstein e molti altri. «Ho cercato di raccontare com´è questa specie di Europa rovesciata» spiega Lucia Baldini che lavora come fotografa di scena per diverse compagnie teatrali e di danza e che ha collaborato con Carla Fracci e col regista Carlo Mazzacurati. «Ho voluto lasciarmi guidare dalla città senza avere programmi definiti, senza seguire una guida in particolare, ma incontrando e conoscendo gente». Così riemergono le sale da biliardo, i legni scuri, gli specchi, gli arredamenti con gli ottoni, un salto indietro nei banchi dei bar che hanno saputo trattenere le atmosfere degli anni Cinquanta, le forme bombate delle bottiglie di soda, i camerieri impomatati di brillantina. Se queste sono le foto che poi danno il titolo al libro, tutto il resto sono altre storie che si incrociano per caso o no sulle strade di questa capitale. La Buenos Aires della crisi economica, quella che ha spazzato via i risparmi di decine di migliaia di persone, ha riempito le piazze di cortei e di nuovi poveri, ridotto un Paese alla disperazione per il pane e lo zucchero che mancava. Oppure la Baires che deve ancora finire di fare i conti col suo passato ed è ferma sotto un cavalcavia, davanti a un cartello che annuncia i lavori in corso per il recupero del «Club atletico», centro clandestino di tortura nell´Argentina degli anni della dittatura. Da lì si passa ai foulard legati sotto il mento simbolo della lotta delle madri ormai nonne di plaza de Majo: tutti i giovedì quelle donne si danno appuntamento per la «ruota» davanti alla sede del governo. Un giro della piazza senza curarsi del tempo e delle stagioni perché il bisogno di verità e giustizia è più forte della pioggia e delle gambe che tremano per l´età.
«Dopo quella foto – racconta Lucia Baldini – ho voluto metterne una che parlasse dei figli che mancano da quella piazza». Non è una delle polaroid a colori di cui è composto in parte il libro, è un bianco nero su pellicola: si vedono tante sedie vuote, rovesciate sui tavoli come quando a fine serata, la gente si è già alzata ed è andata via. Non per sempre, sembra dire lo scatto, e ci consegna questa speranza. // //
